"La Cucaracha"

Chi non conosce il celeberrimo motivo di musica sud-americana? Benché vecchissimo (risale al 1883) si propone come il nuovo tormentone dell’estate 2020, quantomeno per la nostra Latina, invasa dalle blatte.

Dall’assessorato dell’ambiente, che di problemi ne ha già tanti, potrebbero rispondere che il latinense ha la lamentela facile: in fin dei conti anche a Londra hanno avuto gli scarafaggi e nessuno si scandalizzava quando attraversavano Abbey Road in fila indiana e per giunta sulle strisce pedonali; sì ma quelli erano quattro di numero. E infatti al di là della battuta, zoologicamente parlando, l’assessore non ha colpa: ce ne sono in tutto il mondo ben 6 famiglie e più di 4.000 specie e tra l’altro è un insetto cosmopolita - quindi intanto politically correct - e perciò un po’ di accoglienza di piattole è giusto che la facciamo anche noi, senza bisogno che ce lo chieda l’Europa. Insomma, visto però che è non una percezione (come lo spaccio di droga tra la stazione delle autolinee e le case popolari) e che le bestiole sono tante, sono dovunque e sono molto prolifiche (fino a 300 uova al mese per ogni femmina, e qui si sente la mancanza di una sensibilizzazione lgbt), prima di ripetere un remake dell’ottava piaga d’Egitto, abbiamo qualche suggerimento da dare a questa giunta comunale, per affrontare la questione e, per quanto possibile, nel rispetto di ogni essere vivente facente parte dell’eco-sistema pontino (cioè lasciar perdere con le disinfestazioni, che abbiamo capito che non ve la sentite, e vi capiamo): Convivere con i nuovi inquilini, anche se sono numerosi, si può fare per step: iniziare con il tollerare la loro presenza, poi abituarsi alle loro abitudini ed infine integrarsi con le loro esigenze; chi proprio non ci riesce può trasferirsi dove loro non gradiscono vivere: al polo nord o al polo sud o in una località con quota superiore ai 2000 metri (in Italia l’unico comune con questa caratteristica è Sestriere, ma non dite che è impossibile); Emanare un regolamento che limiti l’uscita di tutti i bacarozzi e simili o quantomeno li riporti all’ordine, visto che hanno cambiato abitudini e non si avventurano fuori della tana solo nelle ore notturne ma anche in pieno giorno (e un motivo c’è: essendo insetti che vivono in simbiosi con l’uomo, evidentemente si sono sentiti implicitamente inclusi nelle disposizioni di Conte sulla fine del lock-down per l’emergenza covid-19); Fare di necessità virtù e pianificare l’allevamento di “blattodea” (il nome scientifico del nostro amichetto a sei zampe) ed essere la prima città italiana a promuovere l’apporto proteico del futuro che può offrire questa varietà, da affiancare alle nostre già note eccellenze agro-alimentari: una ghiotta opportunità per l’assessorato alle attività produttive anche se sicuramente dovrà scontrarsi con l’opposizione dei sempre più agguerriti vegani. Ci sarebbe un ultimo suggerimento, ma saremmo fuori tema e stucchevolmente ripetitivi, perché risolverebbe i problemi di pulizia ed ordine della città: 1) non essere in ritardo con lo sfalcio dell’erba degli spazi verdi pubblici e 2) migliorare l’efficienza della raccolta dei rifiuti, ancora in perenne affanno: non favorire queste due condizioni ideali per la diffusione delle blatte eviterebbe il problema, e non ci sarebbe bisogno di risolverlo, ma forse è un’idea troppo pragmatica e in fondo ci è andata bene ché, secondo il calendario cinese, il 2020 è l’anno del topo…

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