Quando lo studio di un PUA può essere più dannoso di una mareggiata

Sono ancora sotto gli occhi di tutti le immagini del nostro litorale devastato dall’ultima mareggiata di inizio giugno, proprio a ridosso dell’inizio della più difficile stagione balneare che gli operatori turistici pontini si troveranno ad affrontare, complice il lock-down per l’emergenza covid-19. Ma mentre nei comuni di Terracina, San Felice Circeo, Sabaudia e Nettuno, le attività turistiche vengono agevolate, la giunta comunale targata LBC sembra divertirsi a mettere i bastoni fra le ruote. In quattro anni di amministrazione, raccontano i gestori degli stabilimenti del “tratto 1” (o come dicono i latinensi “il mare a destra” arrivando a Capoportiere dalla via del Mare), ci sono stati 4-5 incontri con il sindaco che non hanno portato ad alcuna decisione pratica, nonostante le buone intenzioni manifestate “a parole” e, nello stesso periodo, l’ormai ex assessore all’ambiente Lessio non si è fatto vedere sulla spiaggia nemmeno una volta.

Una bella differenza con l’onnipresenza di Vincenzo Zaccheo, che nel 2005, in qualità di sindaco, andò in Regione con l’assessore competente perché venisse affrontata e risolta la questione delle concessioni demaniali. Certo con il suo stile, l’onorevole “ribaltò qualche scrivania” ma riuscì a portare a casa il risultato in tempi ragionevoli e da allora il Comune era sempre riuscito a programmare le stagioni estive con largo anticipo: conferenza servizi Comune, Provincia e Parco Nazionale del Circeo, redazione Piano Utilizzazione Arenile e rilascio concessioni a febbraio, cosicché a fine aprile i chioschi potevano auto-rodarsi (soprattutto nei fine settimana) fino a giugno, per essere a pieno regime nei mesi “caldi” di luglio ed agosto. Niente a che vedere con la farraginosità di LBC che, perennemente in ritardo su tutto per quattro anni, nell’ultimo incontro con i titolari delle concessioni l’unica cosa che ha saputo annunciare è stata lo studio di un nuovo PUA: al di là del fatto che – a detta degli stessi operatori turistici – il vecchio PUA andava benissimo, a cosa potrà servire se l’arenile sta scomparendo? Qualcuno ha fatto anche una battuta: ma “A” sta per “specchio Acqueo”?, visto che il mare si è “mangiato” in alcuni tratti quasi tutta la spiaggia! Ora è vero che da torre Astura a torre Paola l’andamento batimetrico della costa è ciclico: con cadenza pressappoco semestrale le correnti prendono da una parte e cedono in un’altra, “a rotazione”, ed è così da quando si è formata la duna quaternaria (un milione di anni fa), ma da quando il lido viene utilizzato per la balneazione estiva si è cercato di stabilizzare la profondità dell’arenile per garantire i servizi dei quali il turista necessita. L’esperienza ha reputato un gravissimo errore il primo ripascimento degli anni ’70 fatto con il brecciolino (!), ma allora sembrò una buona soluzione, tanto che oggi va di moda parlare di ripascimento “morbido”: con una draga si prende la sabbia al largo e la si convoglia in condotte a pressione sulla linea del bagnasciuga (costo approssimativo 1000 € l’ora), ma anche questo, sempre secondo i gestori degli stabilimenti, che conoscono bene i capricci delle correnti sopra accennati, può essere solo un palliativo da adottare in emergenza, comunque temporaneo (e tra l’altro soluzione già adottata a Terracina nel 2008 ma insoddisfacente per la qualità della sabbia, che non è “pulita” dall’andirivieni superficiale delle onde sulla battigia e risulta polverulenta e sgradevole al tatto). Una soluzione più definitiva, che ha involontariamente funzionato fin quando non è stato smantellato il pontile della centrale nucleare, è quello dei “pennelli”. Nel 1974-75 furono realizzati tra il Circeo e Terracina, da torre Vittoria a torre Olevola, e poi estesi dieci anni dopo con diversa tipologia da foce Sisto a Porto Badino: l’intervento salvò sia la strada litoranea che i villaggi residenziali, però non era il massimo dal punto di vista estetico-ambientale, e anche qui l’esperienza aiutò a migliorare. Oggi si parla di “barriere soffolte”: ovvero di frangiflutti che non modificano la visuale panoramica perché rimangono ben al di sotto il pelo dell’acqua, ma riescono comunque a “spezzare” l’onda per smorzarne l’energia distruttiva, consentono la navigazione da diporto, creano micro-ambiente per la ripopolazione floro-faunistica marittima e, soprattutto, impediscono la pesca a strascico (già illegale di per sé ma difficile da tenere sotto controllo e reprimere). I fondi a disposizione del Comune di Latina per questi interventi ci sono ma rimangono inutilizzati in Regione perché l’assessore preferiva il ripascimento morbido alle barriere soffolte, accampando come scusa la criticità del PNC, poiché avrebbe costretto il Comune di Sabaudia ad analoghi interventi.

Nonostante l’immobilismo dei nostri amministratori attuali, conforta il fatto che gli operatori turistici della Marina di Latina, innamorati di quella costa che osservano quotidianamente e che termina a sud con il profilo della Maga Circe, sono tutti inguaribili sognatori: danno per risolto il problema generale della salvaguardia del litorale e scendono già ad immaginare i dettagli, essendo disposti a proprie spese ad effettuare la manutenzione delle discese a mare e le incombenze della pulizia nei tratti di spiaggia libera, ma vengono frustrati dalle lungaggini burocratiche che ancora non consentono l’ampliamento stagionale della concessione di 60 m - come stabilito dalla Regione - e già approvato invece ai loro colleghi dai Comuni di Anzio, Nettuno, Sabaudia, San Felice e Terracina; propongono di “sanare” il problema delle costruzioni legittimate a suo tempo sul suolo demaniale con l’obbligo di dotarne il piano terra con servizi pubblici (delegazione circoscrizionale, stazione vigili urbani, pronto soccorso, ufficio postale, sportello bancario…) o comunque di pubblica utilità (edicole, bar, negozi, ecc.), e invece il Comune limita di anno in anno prima le manifestazioni ricreative (serate danzanti e karaoke), poi i giorni e gli orari di apertura (fino alle due di notte), infine il termine per la diffusione musicale (non oltre le ore 23,30, per combattere l’inquinamento acustico); addirittura fantasticano sulla destagionalizzazione, come fatto ad Anzio, per vitalizzare “Latina citta anche di mare” (tra l’altro era uno slogan elettorale proprio di LBC) anche nei week-end invernali, proponendo un’appendice degli eventi proposti mensilmente in Piazza del Popolo, dall’ormai storico “mercatino della memoria”, alla nuova iniziativa “Campagna Amica” dei coltivatori diretti, alle bancarelle natalizie, ecc., ma la risposta del sindaco a tanto entusiasmo non è ancora pervenuta.

C’è chi sospetta che, dopo quattro anni di chiacchiere, silenzi, divieti e restrizioni, la giunta di LBC comincerà a prendere provvedimenti in campagna elettorale (all’inizio del nuovo anno) ed a muoversi poco prima delle elezioni comunali (primavera 2021), casomai iniziando qualcosa e poi (indipendentemente dall’esito elettorale) lasciandola a metà: tutto secondo la migliore tradizione politica italiana.



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